FOIBE: TRAGEDIA VENETA

Na letara el “giornae de Vicensa de ancò

Il 10 febbraio vengono ricordati i 15.000 Veneti (Giuliani-Istriani-Dalmati) che vennero uccisi dalla furia slavo-comunista, assieme ai 350.000 che vennero cacciati dalle loro case, deportati e sfollati che dovettero abbandonare la terra dei loro padri, abitata e coltivata per molto più di 1000 anni. Questa tragedia che divise l’unità territoriale delle terre venete, già sottoposte al dominio dell’Italia e da quel momento spartite con la Jugoslavia, ancor oggi viene rammentata con fastidio da tanta parte degli italiani: dagli ex-comunisti, oggi sedicenti progressisti, perché è una memoria vergognosa che li ha visti complici delle truppe titine fino ad avallare la pulizia etnica dei Veneti; dagli esponenti del centrodestra, perché quando si va più a fondo del biasimo anticomunista emerge quella verità storica che non piace rammentare nemmeno a loro, cioè che il martirio fu subito da un popolo già martire, quello Veneto, nell’indifferenza del popolo italiano che dimostrò in quell’occasione scomoda di non considerare i Veneti come italiani. I Veneti sono italiani solo quando fa comodo, quando devono pagare le tasse.
Il dovere di ogni Veneto è quello di tenere viva la fiamma di quel tragico ricordo, perché il sogno di una ricostituzione dello Stato Veneto passa solo dal desiderio di riunire tutte le genti Venete e di possedere una memoria comune condivisa. Tra di noi, con i nostri fratelli e con i nostri figli, dobbiamo studiare questo episodio violento della Storia omesso dai programmi della scuola pubblica ed evidenziare come l’Italia abbia maltrattato il Veneto una volta di più.
In attesa di riunire terre e genti grazie all’adesione della Croazia nell’UE, che sembra non lontana, teniamo vivo il desiderio di riabbracciare i nostri connazionali facendo il dovuto tributo ai nostri morti.
Davide Lovat


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