intervista al portavoce XI

Indipendentismo, identità e nazionalismo ecco ciò che contraddistingue il movimento “Xoventù Independentista”, nato poco più di un anno fa, il quale si sta radicando sempre più grazie a una forte presenza su internet e alla costante partecipazione ad eventi sul territorio, anche non politici.
Per il secondo anno è stato organizzato il campo estivo di formazione politico-culturale per giovani veneti, il “Nasional Camp”, con un’adesione e interesse sempre maggiore.
Slegati da partiti, sono un gruppo di giovani che nonostante l’età hanno le idee molto chiare, riassunteci dal portavoce Giacomo Mirto.

- Siete giovani, mi chiedo quindi cosa proponete o auspicate per il mondo del lavoro?
Premetto innanzitutto che il nostro modello sociale è impossibile da applicarsi all’interno dello stato italiano. L’indipendenza del Veneto o ancora meglio della Venetia, diviene quindi di basilare importanza affinché esso si possa realizzare. Senza contare che l’attuale classe politica unionista non sarebbe in grado di portare avanti tali istanze.

- La Venetia?
Si. E’ l’area storica dove si parla la lingua veneta che comprende zone oggi sotto giurisdizione trentina, lombarda e furlana. Senza contare Istria e Dalmazia.

- Di difficile attuazione ma mai porre il freno alla provvidenza, ma torniamo al lavoro cosa proponete?
Infatti, i cambiamenti e rivoluzioni le fanno gli uomini. Basta volerlo. Per quanto concerne il lavoro la nostro proposta è semplice. Siamo in un momento di crisi e per prima cosa i posti di lavoro vanno garantiti a chi da sempre abita questi territori: i veneti. Vanno cambiate le leggi e i posti pubblici devono essere assegnati a cittadini veneti con almeno 10 anni di residenza in Veneto e solo dopo aver passato test di lingua e storia veneta. Anche gli imprenditori devono cambiare modo di fare: meglio assumere un veneto pagandolo 1000 euro che un immigrato a 700. Il senso di solidarietà nazionale veneto è da un po’ di anni sparito lasciando purtroppo il posto alla logica del mero profitto. Questo non è razzismo, ma se non c’è lavoro quel poco che c’è, va garantito alla nostra gente. Graduatorie separate quindi tra Veneti e italiani o immigrati.

- Si rende conto che è una cosa mai sentita prima? Senza contare che neppure i veneti spesso conoscono la lingua veneta o la propria storia?
Verissimo. Per questo noi crediamo sia di vitale importanza insegnarle entrambe fin dalla scuola elementare. Serve inoltre una riformulazione del sistema scolastico: la scuola deve insegnare ai suoi allievi un lavoro e finite le superiori un ragazzo non deve sentirsi costretto a compiere la carriera universitaria. Oggi la fanno tutti perchè i licei, in modo particolare, non formano il giovane per lavorare, lasciando così interi rami produttivi in mano a “foresti”.
Sarà pure una cosa mai sentita ma è l’unica soluzione: le sembra giusto che nei posti pubblici, scuole, servizi di polizia ecc. ci siano italiani, in primis meridionali, mentre i veneti sono a casa disoccupati o costretti a emigrare? A me no.

- Quindi nessuna differenza tra un torinese e un calabrese?
Per me no. Sono entrambi stranieri che tolgono lavoro ai veneti.

- Vedo che tra le vostre iniziative girate molto l’Europa, come mai?
Crediamo che i contatti internazionali siano fondamentali, per far conoscere la nostra situazione. Siamo una colonia, una nazione invasa da uno stato a noi nemico. Nella nostra situazione sono in molti: catalani, baschi, scozzesi, fiamminghi e tanti altri. Insieme possiamo riacquisire la libertà perduta.

- Quindi appoggiate la lotta dei baschi?
Certo sono un popolo e hanno il diritto di avere un loro stato.

- Anche quando usano metodi non democratici?
Preferisco non rispondere.

- Se dovessi citare tre politici a cui ti ispiri?
Sicuramente Jörg Haider, Arnaldo Otegi e Bobby Sands.

- Haider?
Certo era un identitario che amava il suo popolo senza contare che è stato l’unico a denunciare apertamente le nefandezze del parlamento europeo ormai in mano a banche e massoneria. Noi non vogliamo questa Europa ma quella dei Popoli liberi. A questa noi non abbiamo intenzione di cedere neanche l’1% della nostra sovranità. Esattamente ciò che diceva Jörg e abbiamo visto che fine gli hanno fatto fare.

- Propende per la tesi dell’assassinio?
Assolutamente si.

- Come bandiera e inno mi pare di capire non vogliate quelli vigenti.
Assolutamente no. Non sono i nostri. E’ come se un austriaco cantasse l’inno inglese. La nostra bandiera è il gonfalone di San Marco, simbolo dell’unità territoriale che per secoli ha contraddistinto lo stato Veneto. Come inno abbiamo “l’ino nasional veneto” presentato due anni fa a Cittadella, all’annuale festa dei veneti.

- Ho visto che avete un grido di battaglia e un saluto particolare.
Certo: “ne celti ne italiani semo veneti marciani”. Mentre per il saluto quello con tre dita, le quali formano la V e la L cioè “Veneto Libaro”.

Claudio F.

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