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Autodeterminazione… questa sconosciuta!

La Risoluzione 2625 delle Nazioni Unite recita sotto il titolo “Il principio degli uguali diritti e dell’autodeterminazione dei popoli”:
… tutti i popoli hanno il diritto di determinare liberamente, senza interferenza esterna, il proprio status politico e di perseguire il proprio sviluppo economico, sociale e culturale, ed ogni Stato ha il dovere di rispettare questo diritto in conformità con le disposizioni della Carta.

Questo principio è per noi nazionalisti e indipendentisti un tassello chiave sia per il raggiungimento dell’indipendenza del Veneto dallo stato tricolore italiano sia per regolare le nostre scelte e valutare il mondo che ci circonda.

A parole infatti tutti sono favorevoli che i Popoli e le Nazioni si autodeterminino politicamente, nessuno lo metterebbe mai in dubbio, ma è proprio così?

Secondo me no anzi, tale principio viene quotidianamente calpestato in nome di interessi politici ed economici.

Facciamo degli esempi:
-Non è per caso diritto all’autodeterminazione per i palestinesi decidere di votare un movimento come Hamas, visto erroneamente dagli occidentali unicamente come terrorista? Continua a leggere

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L’Europa è delle Comunità Stanziali

I partiti e l’opinione pubblica europea sono profondamente divisi sul tema dell’immigrazione.
Nell’era della globalizzazione questo issue è divenuto dirimente rispetto alle classica dialettica sociale sulla ripartizione del valore della produzione poiché il fenomeno migratorio ha assunto i contorni di un lento processo di invasione del vecchio continente. Tocca tutto e tocca tutti obbligandoci ad interrogarci sulla nostra idea di convivenza, di economia, di comunità.

La domanda principale che questo fenomeno impone, prima di abbozzare una risposta, è la seguente: di chi è la Terra?
3000 anni fa gli ebrei giustificavano la conquista di quella dei Filistei sostenendo che Dio gliel’aveva promessa.
Un paio di secoli fai gli immigrati ribelli europei, nella loro forsennata corsa verso l’Ovest del continente americano avevano elaborato la teoria del “Destino manifesto” per impossessarsi delle praterie degli indigeni pellerossa che da tempo immemore le abitavano.
Le ultime trovate per giustificare invasioni di massa sono effettivamente un po’ più accattivanti. Continua a leggere

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Che rapporto c’è tra nazionalismo e indipendentismo?

Ogni uomo fin dalla nascita fa parte di una comunità di individui che discende dagli antenati che l’hanno preceduto. Questa comunità stanziata in uno specifico territorio si definisce Nazione, il quale termine non presuppone un riconoscimento giuridico. Una Nazione infatti … Continua a leggere

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“Libberali, libberisti e libbertari”: individui senza Popolo

di Moreno MeniniAlcune correnti del libertarismo hanno espresso da qualche tempo il fiancheggiamento alle rivendicazioni indipendentiste in Veneto ed in altre Nazioni d’Italia.
Si tratta, per lo più di libertarians (liberali estremi che si rifanno alle tradizioni ultraliberiste repubblicane americane e/o Rothbardiane assieme ad anarchici “borghesi” nostrani, cui si sono legate personalità come Carlo Stagnaro o ex leghisti di scuola liberale come Gilberto Oneto).
Molti di questi si raccolgono attorno alla rivista Enclave del dinamico Leonardo Facco, e al Movimento Libertario di cui lo stesso Facco è amministratore delegato. 
I libertarians solitamente appoggiano le rivendicazioni indipendentiste secondo l’assunto che uno stato più piccolo è tendenzialmente meno pervasivo (perchè meno “potente”) degli stati di origine Ottocentesca; i cittadini di stati più piccoli godrebbero così di maggiore libertà individuale, sottratta alle fauci dei poteri pubblici dotati di una minor capacità coercitiva e di indirizzo.
E’ bene porre in rilievo che l’unico valore meritevole di tutela per i libertarians è la libertà individuale, essenzialmente nella sua versione economica, visto che tutti i diritti per i libertarians sono liberamente negoziabili (e quindi mercificabili); la mutevole volontà soggettiva assurge al rango di dogma religioso.

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I regionalismi in Europa sono una realtà: ecco perché

di Andrea Carrubba
http://www.loccidentale.it/node/105533

Il regionalismo è un fenomeno storico-culturale, oltre che politico. Si richiama a realtà culturali primarie quali l’etnia, il territorio, interpreta l’identità di una popolazione. Nel corso degli ultimi decenni del XX secolo, accanto al consolidamento del processo di integrazione europea, architettura istituzionale di molti Stati europei ha conosciuto profonde trasformazioni in direzione di un progressivo processo di devoluzione di poteri e risorse dal centro alla periferia. Tale fenomeno, denominato “neoregionalismo” è stato il frutto di altrettante devoluzioni, cioè di forme di trasferimento di poteri e di risorse dal centro alla periferia degli Stati, e ha interessato sia quegli Stati in cui le regioni hanno già le competenze autonomistiche sia gli Stati che sono ancora fortemente ancorati al modello unitario.
Molteplici e tra loro correlati sono i fattori esogeni ed endogeni che hanno creato le condizioni di affermazione del modello autonomistico. Tra i fattori esogeni possiamo segnalare quelli riguardanti i processi di globalizzazione e il consolidamento del processo di integrazione europea. Il primo, che costituisce il principale carattere distintivo della fase storica che stiamo vivendo, si manifesta anche con la omologazione delle diversità culturali, sociali, etniche, religiose. A tale fenomeno le comunità reagiscono cercando di preservare e mantenere intatte le proprie tradizioni, le proprie radici, le proprie identità.

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Gli individui non esistono fuori dalle loro comunità

Gli individui non esistono fuori dalle loro comunità
di Alain de Benoist – 17/02/2011
Fonte: Arianna Editrice

Le comunità non associano più le persone solo per l’origine comune e le caratteristiche dei componenti: nel moltiplicarsi di tribù, flussi e reti, esse ormai raggruppano tipi diversissimi. Imponendosi come possibile forma di superamento della modernità, le comunità perdono lo status «arcaico», a lungo attribuito loro dalla sociologia. Più che stadio della storia, abolito dalla modernità, appaiono come forma permanente dell’umano associarsi.

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Foibe: la tragedia Istro-Veneta

Ricorre oggi, 10 febbraio 2011, l’anniversario delle Foibe, tragedia per anni dimenticata e oggi monopolizzata da una corrente politica che prima di parlare dovrebbe studiare la storia.
Le vittime vanno sempre ricordate ma se si vuole la verità, questa non può prescindere dalla corretta ricostruzione storica dei fatti.
In quei buchi verso l’inferno, chiamati foibe, non ci sono finiti solo italiani ma anche tanti, troppi istro-veneti che da sempre abitavano quei territori, vivendoci in pace e prosperità per secoli e convivendo democraticamente con molteplici Popoli.
Fu infatti a causa dell’italianizzazione forzata dell’Istria da parte degli infami nazi-fascisti, i quali imposero con la violenza un’italianità (lingua, cultura ecc) mai presente in quei territori, che si accese la miccia che fece divampare gli scontri etnici culminati con il massacro comunista delle foibe.

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La forza delle tradizioni, per non dimenticare.

“PITOSTO DE PERDAR NA TRADISION, XE MEIO BRUSAR UN PAESE”

Durante le festività natalizie le città si riempiono di luci, colori e aromi che rendono questo periodo d’avvero speciale e che la globalizzazione tende a ridurre a una mera occasione consumistica e omologante grazie ai centri commerciali, all’esplosione di offerte sulle vetrine dei negozi e sulla tv spazzatura.

Il lato per noi interessante di questo periodo è che si concentrano molte tradizioni della nostra Terra che non possiamo e non dobbiamo dimenticare: basti pensare a Santa Lucia dove i bambini nel veronese scrivono a questa signora ceca che con un asinello gli porta i tanto attesi doni. Oppure il bruza la vecia del 6 gennaio dove in tantissime piazze si bruciano enormi fantocci come rito propiziatorio per i raccolti.

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Esiste una identità veneta? E, se sì, in che cosa consiste?

Pubblichiamo questo breve testo, scritto da Francesco Lamendola, sull’identità neazionale veneta e sul senso che ha per noi veneti.

È da poco che gli Italiani hanno scoperto il Veneto.

Prima, di esso conoscevano solamente una serie di luoghi comuni e di banalissimi stereotipi, aventi un elemento in comune: la laboriosità e, al tempo stesso, l’ingenuità dei Veneti; ma le due caratteristiche erano percepite come complementari: tanto laboriosi da diventare facilmente “fessi”, cioè preda di qualcuno più scaltro e smaliziato.

Poi è arrivato il “boom” del Nordest, fra gli anni Settanta e Ottanta, vale a dire con un buon ventennio di ritardo su quell’altro “boom” che aveva traghettato l’Italia nella modernità, quello del Nordovest. Solo che in quel caso, la manodopera necessaria al decollo del Triangolo industriale era stata fornita dai contadini meridionali immigrati a Milano, Torino e Genova; questa volta, invece, era stata fornita “in loco”, dalle stesse comunità e dalle stesse famiglie che avevano messo in piedi un’azienda agile e intraprendente, giocando d’inventiva e riducendo le spese per i magazzini a costo zero, mediante un massiccio utilizzo del trasporto su ruota (mentre il primo “boom” si era basato sul trasporto mediante rotaia).

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Il Veneto e Napoli

Napoli, 2 anni dopo l’emergenza rifiuti ritorna l’incubo della spazzatura che ormai sommerge tutta la provincia. Questo però è stato nascosto dai giornali fino a qualche settimana fa, cioè da quando cioè gli stessi napoletani hanno iniziato duri scontri in quanto si rifiutano di vivere in mezzo all’immondizia, iniziando a protestare contro lo stesso governo che neppure due anni prima li aveva aiutati finanziandoli per ripulire tutta la provincia. Questo accadrà di nuovo anche se …
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La lengoa veneta, spiegada da Dino!

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Lettera di un volgare.

Riceviamo e pubblichiamo: Sig. Napolitano ho seguito a mezzo stampa le sue affermazioni che definiscono volgare e provinciale chi critica l’Unità d’ITA. Lei stesso afferma che su tale tema ” Pesano il persistere e l’acuirsi di problemi reali rimasti irrisolti … Continua a leggere

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Celtic League: impresa dei LEONI!

I Leoni avanzano ruggenti nella “Celtig League”, il più prestigioso campionato europeo di rugby! Sconfitta una delle formazioni più forti, da molti definita come la nazionale irlandese. Ieri in campo hanno infatti giocato non solo due rappresentative di città, ma idealmente due nazionali europee!
W I Leoni che portano in alto l’orgoglio della nostra Nasion Veneta!
W el rugby sport nasionae Veneto!


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Garibaldi boia


Garibaldi e il risorgimento italiano

Sito sicuro che la storia che i te gà contà la sia pa davero quela che xe capità? Sito sicuro che i te la gabia contà justa, e no invése che i gabia “sistemà” i libri de storia come che ghe faxeva pì comodo? Dopo na analixi so raquanti studi novi crìtisi sora la storia de Garibaldi e del risorjimento talian, l’autor el ne conta cosa che pa davero xe sucèso, prexentando anca na bibliografia de riferimento in fondo a la publicasión. On libreto tuto da studiar e da insegnarghe ai nostri fioi.
SCARICA IL LIBRETTO Continua a leggere

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FOIBE: TRAGEDIA VENETA

Na letara el “giornae de Vicensa de ancò

Il 10 febbraio vengono ricordati i 15.000 Veneti (Giuliani-Istriani-Dalmati) che vennero uccisi dalla furia slavo-comunista, assieme ai 350.000 che vennero cacciati dalle loro case, deportati e sfollati che dovettero abbandonare la terra dei loro padri, abitata e coltivata per molto più di 1000 anni. Questa tragedia che divise l’unità territoriale delle terre venete, già sottoposte al dominio dell’Italia e da quel momento spartite con la Jugoslavia, ancor oggi viene rammentata con fastidio da tanta parte degli italiani: dagli ex-comunisti, oggi sedicenti progressisti, perché è una memoria vergognosa che li ha visti complici delle truppe titine fino ad avallare la pulizia etnica dei Veneti; dagli esponenti del centrodestra, perché quando si va più a fondo del biasimo anticomunista emerge quella verità storica che non piace rammentare nemmeno a loro, cioè che il martirio fu subito da un popolo già martire, quello Veneto, nell’indifferenza del popolo italiano che dimostrò in quell’occasione scomoda di non considerare i Veneti come italiani. I Veneti sono italiani solo quando fa comodo, quando devono pagare le tasse.

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