Giovani in Veneto, più veneti e meno italiani

Hanno del clamoroso i sondaggi pubblicati oggi su un quotidiano padovano. Intervistando un campione di giovani delle superiori si è evinto come l’identità veneta non sia solo un concetto astratto e distante, ma sia invece reale e sentito da oltre il 48% dei giovani.
Tale percentuale si è infatti dichiarata orgogliosa della propria identità veneta posizionandola prima di quella italiana ed europea.

Ma la felicità aumenta se pensiamo che nel 1998, prima veniva l’identità italiana 45% e poi quella veneta 41%.

In 13 anni si ha avuto un risveglio identitario che siamo sicuri sarà sempre più accentuato. Di sicuro questo trend ha molto motivazioni:
-nel 1997 c’è stata la storica presa del campanile dei Serenissimi con risonanza mondiale
-l’Italia è uno stato in crisi politica ed economica
-il ricrescere e svilupparsi di associazioni, movimenti e partiti venetisti e indipendentisti
-l’aumento esponenziale del diffondersi attraverso feste, conferenze, libri e internet del concetto di Popolo e identità veneta

Soddisfatti per questi dati che rafforzano il lavoro fatto fino ad ora Xoventù auspica che in pochi anni a sentirsi orgogliosamente veneti saranno la maggioranza assoluta dei giovani veneti.
Il futuro è nelle nostre mani.

Giacomo Mirto
Portavoxe Xoventù Independentista
www.xoventu.org / info@xoventu.org

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In lutto per Marco Pirina

Ci ha lasciato un grande storico e uomo, Marco Pirina.
Grazie a lui è stato riportato alla luce il tradimento che lo stato italiano fece nei confronti delle popolazioni istriane e dalmate subito dopo il secondo conflitto mondiale.

Per merito suo inoltre non si parlerà più solo di vittime italiane nelle foibe di Tito, ma anche di tanti istro-veneti, discendenti del Popolo che fino alla caduta della Repubblica veneta viveva in pace e prosperità in quel territorio, i veneti.

La sua scomparsa ci rattrista perché tanto ci ha dato ma tanto poteva ancora darci.

Ora il cammino di verità storica da lui iniziato spetta a noi portarlo avanti in onore suo e dei tanti fratelli istro-veneti dimenticati nella profondità delle foibe.

Chi controlla il passato controlla il futuro.

Giacomo Mirto
Portavoxe Xoventù indipendentista
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I regionalismi in Europa sono una realtà: ecco perché

di Andrea Carrubba

http://www.loccidentale.it/node/105533

Il regionalismo è un fenomeno storico-culturale, oltre che politico. Si richiama a realtà culturali primarie quali l’etnia, il territorio, interpreta l’identità di una popolazione. Nel corso degli ultimi decenni del XX secolo, accanto al consolidamento del processo di integrazione europea, architettura istituzionale di molti Stati europei ha conosciuto profonde trasformazioni in direzione di un progressivo processo di devoluzione di poteri e risorse dal centro alla periferia. Tale fenomeno, denominato “neoregionalismo” è stato il frutto di altrettante devoluzioni, cioè di forme di trasferimento di poteri e di risorse dal centro alla periferia degli Stati, e ha interessato sia quegli Stati in cui le regioni hanno già le competenze autonomistiche sia gli Stati che sono ancora fortemente ancorati al modello unitario.
Molteplici e tra loro correlati sono i fattori esogeni ed endogeni che hanno creato le condizioni di affermazione del modello autonomistico. Tra i fattori esogeni possiamo segnalare quelli riguardanti i processi di globalizzazione e il consolidamento del processo di integrazione europea. Il primo, che costituisce il principale carattere distintivo della fase storica che stiamo vivendo, si manifesta anche con la omologazione delle diversità culturali, sociali, etniche, religiose. A tale fenomeno le comunità reagiscono cercando di preservare e mantenere intatte le proprie tradizioni, le proprie radici, le proprie identità.

Sorgono in molti Stati, soprattutto europei, movimenti che si oppongono a tale processo di omologazione e si richiamano ai valori del tradizionalismo e del localismo. Come conseguenza, si manifesta dal basso una tendenza al ridimensionamento del ruolo dello Stato unitario e a creare nel territorio nuovi modelli organizzativi della società. Il secondo, ovvero il processo di integrazione europea, ha comportato il coinvolgimento dei governi sub-statali, sempre più sollecitati dalla Unione europea (UE) ad intervenire nella realizzazione delle politiche e delle direttive comunitarie, che richiedono sempre di più il coinvolgimento dei livelli di governo sub-statali[1].
Il regionalismo dell’Europa contemporanea affonda le sue origini nei secoli passati, in qualche caso all’età medievale o agli inizi dell’età moderna. Per secoli i regionalismi, considerati fattori di divisione e pertanto pericolosi dalle autorità statuali, attraverso percorsi di repressione e violenza sono stati avversati a favore dell’idea di stato-nazione unitario. Rivendicazioni e lotte regionaliste sono sempre state presenti sulla scena europea e, accanto ai fattori culturali, il risveglio dei regionalismi nel secolo precedente, si è manifestato anche un altro dirompente fattore, quello economico. Negli anni settanta, la rivolta delle periferie emarginate, arretrate e sfruttate viene interpretata e vissuta secondo lo schema del “colonialismo interno” del centro capitalista; spesso l’irruzione sulla scena politica europea di alcuni vecchi movimenti indipendentisti viene accompagnata dalla violenza: gli ultimi attentati dei sudtirolesi contro lo Stato italiano e le prime rivendicazioni dei Baschi, dei Corsi, e in Irlanda. Si riferiscono a regionalismi dotati di robusta identità politico-ideologica.
In Spagna, la questione regionalista e separatista è esplosa con una intensità maggiore che in altri paesi, verosimilmente quale risposta alle repressioni del regime franchista di ogni forma di autonomia. Nel 1977, all’indomani della caduta del franchismo, inizia il rapido e radicale processo di democratizzazione della Spagna attraverso un processo di decentramento e di autonomia.

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14 anni dopo siamo ancora qua

14 anni fa i veneti alzarono la testa. A soli 3 giorni dall’anniversario luttuoso che segna la fine della nostra indipendenza, un manipolo di Patrioti, moschetto e gonfalone alla mano, assaltarono il campanile simbolo di Piazza San Marco a Venezia.
A bordo del Tanko sfidarono tutti e tutto per imporre nell’opinione pubblica la coscienza di essere un Popolo e far riaffiorare la voglia di ritornare a essere indipendenti dallo stato-canaglia tricolore che da troppo tempo ci tiene in catene.
Quel manipolo di ragazzi contribuirono a far riaprire gli occhi a migliaia di veneti e le loro gesta riecheggiano tutt’oggi nella mente e nello spirito di noi indipendentisti.
La consapevolezza del carcere  e delle privazioni cui sarebbero andati incontro non li ha fatti desistere. Loro avevano un obbiettivo e nessuna legge o uomo può impedire a un Popolo di tornare libero.
Ora tocca a noi portare avanti la loro battaglia. Tra qualche anno ci guarderemo indietro e vedremo la parentesi italiana come una brutta macchia nella gloriosa storia del Popolo e della Civiltà più antica d’Europa.

Giacomo Mirto
Portavoxe Xoventù Independetista
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Siamo tutti Bobby Sands

“Io difendo il diritto divino della nazione irlandese all’indipendenza sovrana, e credo in essa, così come credo nel diritto di ogni uomo e donna irlandese a difendere questo diritto con la rivoluzione armata.” BS

30 anni fa moriva nel carcere di Long Kesh un martire per l’Indipendenza del suo Popolo, Bobby Sands. Nel 1976 venne arrestato senza prove e con un processo farsa condannato a 14 anni di reclusione. Il 5 maggio 1981 dopo 66 giorni di sciopero della fame in carcere, attuato per richiedere l’applicazione dei diritti minimi di cui ogni essere umano non può essere privato, morì.
Morì poco dopo la sua clamorosa elezioni nel parlamento di Westminster che gli avrebbe permesso di essere il primo parlamentare della storia recluso in un carcere inglese.

La lotta di Bobby Sands è una lotta in cui tutti noi ci identifichiamo, quella per la sovranità e indipendenza della propria Nazione, contro un’occupante che non solo svilisce il Popolo con salari da fame, tassazioni inique e mala gestione del territorio ma che attua una sistematica cancellazione delle nostre radici storiche, culturali e linguistiche.

Bobby Sands ci ha trasmesso che la libertà non è una parola con cui riempirsi la bocca in comizi elettorali. La libertà è una cosa importante.
L’indipendenza non ci verrà regalata da nessuno, dovremo noi come Popolo lottare e riprendercela.

W Bobby Sands!

Giacomo Mirto
Portavoxe Xoventù Independentista
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Benetton: lettera aperta di Xoventù Independentista

Caro Luciano Benetton, mi sento di rispondere alle sue parole riportate in un’intervista rilasciata a “Il Mattino”. Il titolo dato all’articolo, «Avessi 30 anni lascerei l’Italia», è espressione di un sentimento largamente diffuso tra i giovani al giorno d’oggi. Nonostante questo non posso e non voglio condividerlo, perché facendolo significherebbe che avremmo perso.
Devo innanzitutto ringraziarLa perché, per merito del suo gruppo, il Veneto ha raggiunto l’eccellenza in uno sport sempre relegato dietro l’ormai datato calcio: il Rugby. Sport che, peraltro, non esito a definire lo Nazionale Veneto.

Analizzando quanto da Lei scritto, mi è molto piaciuto il suo riferimento al termine “Benetton 2.0” e io Le rilancio la sfida: perché non creare un “Veneto 2.0”?
Noi veneti siamo sempre stati portati a ragionare come un tutt’uno con lo stato italiano, credo sia arrivata l’ora di cambiare questa limitata prospettiva.

La sfida in cui mi permetto di impegnarLa è di riflettere sull’opportunità, oggi più di ieri, di ritagliarci un nostro spazio nel mondo che ci consentirebbe di avere voce in capitolo su questioni fondamentali, oggi decise nella lontana Roma.
Quest’ Europa, che Lei ha giustamente criticato, sta’ infatti ammuffendo sotto il peso di stati pachidermici e inefficienti che hanno anche la presunzione di scaricare sulle istituzioni europee le responsabilità di non trovare rimedi ai danni da essi causati. Continua a leggere

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Xoventù su “Il Mattino”

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In arrivo il 3° Nasional Camp!

Sono aperte le iscrizioni (posti limitati!)

Presto ulteriori news!

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Basta apartheid contro i veneti

Dopo il caso della bandiera veneta censurata a scuola con l’altolà all’insegnamento della nostra storia, ecco un altro caso di discriminazione nei confronti dei Veneti. In un istituto di Bassano, uno studente ha giustamente fatto notare che nessuna legge impone di parlare l’italiano in aula rispondendo in lingua veneta alle domande del professore.

Risultato? Sospensione per due giorni.

Questo atto gravissimo che non esistiamo a definire discriminatorio, pone seri interrogativi sul nostro futuro. Con insegnanti del genere come possiamo pretendere che i veneti crescano consci di chi sono e delle proprie radici?

L’etnocidio culturale che stanno subdolamente portando avanti mira a cancellarci dalla faccia della terra in nome di una italianità della quale noi veneti non vogliamo proprio saperne.
Le istanze indipendentiste sono sempre più forti, i giovani in  numero ogni giorno maggiore si stanno rendendo conto della realtà delle cose e il regime a cui siamo sottoposti aumenta la repressione impedendoci perfino di parlare la nostra lingua madre.

Ma noi non molliamo: pretendiamo di poter parlare veneto a scuola e ovunque lo vogliamo, pretendiamo ci venga insegnata la nostra vera storia, pretendiamo di avere la precedenza nei posti di lavoro nella nostra Terra! Basta apartheid! Indipendenza!

Giacomo Mirto
Portavoxe Xoventù Independentista
www.xoventu.org / info@xoventu.org

 

Articolo apparso sul gazzettino

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25 aprile, W San Marco

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In Veneto professori veneti!

Nuovi adesivi di Xoventù!
In Veneto pretendiamo professori veneti!

50 adesivi con un contrinuto di 10 euro direttamente a casa tua!
info@xoventu.org

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I veneti in Italia sono discriminati: INDIPENDENZA

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Bandiera veneta discriminata a scuola

nullXoventù Independentista esprime indignazione e pena per la presa di posizione dell’istituto “Giuseppe Berto” di Mogliano Veneto che ha ripreso e richiamato formalmente il docente di religione Andrea Bonesso, il quale durante una sua lezione ha mostrato ed esposto la bandiera veneta, simbolo da 1200 anni dei Veneti e della nostra cultura.

Questa reazione, figlia di una mentalità largamente diffusa nella pietosa scuola pubblica italiana che i veneti sono costretti a frequentare, è estremamente grave non solo perché la stessa bandiera è esposta fuori da tutti gli istituti per legge, ma perché cosi facendo si impedisce ai giovani (i quali hanno apprezzato l’iniziativa del docente) di conoscere la loro vera storia, cultura e radici fortificando l’idea che si tratti di un simbolo politico.

La scuola dovrebbe prima di tutto formare e asserire che è vietato insegnare la storia della Repubblica Veneta è un atto gravissimo di censura evidentemente teso a fortificare il sentimento italiano che in molti veneti sta scomparendo.
Noi lo diciamo chiaramente e senza paura: i veneti non sono italiani. Non lo sono mai stati e mi auguro smetteranno di esserlo a breve.

Xoventù Independentista, invita i ragazzi dell’istituto ad esporre tutti insieme la nostra bandiera e porterà all’attenzione delle Nazioni Unite e della comunità europea questo gravissimo fatto.
La bandiera veneta non si tocca! Italia go home!

Giacomo Mirto
Portavoxe Xoventù Independentista
www.xoventu.org / info@xoventu.org

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Rumatera – La Grande V

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Xoventù alla commemorazione di Bepin Segato

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