Siria: la vera storia di un Popolo sotto attacco

Da un anno a questa parte, il conflitto siriano è argomento costante sulle tv e sui giornali. Una persona media alla domanda “cosa pensi sia successo?” risponderà prontamente che vi è una guerra tra il regime sanguinario di Assad e un gruppo di giovani che vogliono portare la democrazia in quelle lande desolate. Ma è proprio così?

Discutendo con persone non interessate all’argomento, tutte concordano sulla necessità di un intervento “occidentale” per far calmare le acque, escludendo così il rischio che i pericolosi islamici ottengano il controllo del Paese, che potrebbe magari decidere di insidiare Israele.

Per iniziare a mettere dei puntini sulle “i” e far luce sulla questione è necessario partire dal primo imputato: Bashar al-Assad.

Assad fa parte della dinastia degli “Alauiti”, una corrente dell’Islam per semplificare. La Siria fino ad oggi, è stata un mosaico composto da moltissime religioni ed etnie: 74% sono i sunniti, 13% varie altre correnti dell’Islam e 10% i cristiani.

Fino ad un anno fa tutte queste etnie hanno sempre convissuto pacificamente e senza particolari attriti. Interessante notare subito due cose: Assad non fa parte della corrente islamica maggioritaria e più “radicale” e i cristiani non avevano mai levato grosse critiche dovute a problemi di convivenza con i musulmani.

Ora, i rivoluzionari che si sarebbero mossi contro il regime, chi sono? Per lo più sunniti, islamici, che vorrebbero rovesciare Assad per creare uno stato islamico.

Fa sorridere dunque che i più ferventi sostenitori occidentali anti-Assad appoggino un movimento armato che ha lo scopo di rendere la Siria uno stato interamente islamico, mettendo fine alla pacifica convivenza interreligiosa fino ad oggi costruita e che per far questo si usi violenza contro i cristiani stessi, come avvenuto ad Holms dove sono stati letteralmente cacciati dalle loro case.

I media hanno spesso dipinto questa rivolta “anti-regime” come una rivoluzione di popolo, dove tutti sono coinvolti e convinti di abbattere Assad. Ma è davvero cosi? Come mai dopo un anno non solo Assad è ancora li, ma la guerra civile non sembra essersi minimamente placata?

La società siriana, stando ai media, dovrebbe essere interamente mobilitata contro il presunto regime. Ma invece pare che esercito, apparati dello stato e le stesse minoranze religiose siano rimaste al fianco del “dittatore”. In TV tutto ciò non viene mostrato, come nascoste sono le continue manifestazioni a favore di Assad con migliaia di partecipanti, sostituite da servizi in cui l’esercito di Stato, fedele al governo, pur di mantenere lo status quo, diviene l’artefice di omicidi e massacri di massa.

Ma quali prove si hanno di queste violenze? Nessuna, se non scene di guerriglia che dicono tutto e nulla, “normali” in un paese sconvolto dalla guerra civile. Un esempio di ciò è la strage di Hula, una delle più sanguinose, nella quale persero la vita decine di bambini. Subito venne additata al governo di Damasco la colpa di aver bombardato il villaggio causando la carneficina, se non poi vedere che su diversi corpi vi erano segni di proiettili anche alla nuca. Nulla a che vedere con i presunti bombardamenti dunque. E questo è solo un esempio.

Ma poniamo pure il caso che l’esercito “lealista” abbia commesso delle atrocità simili. Cosa lo avrebbe spinto a farle? Se Assad fosse veramente un dittatore che la maggioranza del popolo siriano detesta, perché l’esercito dovrebbe scendere in strada e assassinare i suo “fratelli”? Domande senza risposta.

Sull’uso dell’eccessiva forza da parte dell’esercito poi, la polemica è aperta. Se in uno stato sovrano un gruppo di terroristi inizia a impiccare agenti di polizia sterminando civili inermi nel tentativo di sovvertire il governo, l’invio dell’esercito e l’uso della forza mi pare sia la prima e ovvia opzione. Assad cosa avrebbe dovuto fare? Lasciare che le milizie sparassero sui civili fino alla conquista del potere? O cercare di arginarli in qualche modo?

Fino a qua l’impressione che mi sono fatto è che un gruppo di insorti, minoritario rispetto al Popolo siriano, stia tentando di impadronirsi della Siria. Ma Perché? Che senso ha imbastire una guerra per rompere degli equilibri solidi da secoli?

Che si tratti di un gruppo minoritario infatti non vi sono dubbi: nelle cosiddette rivoluzioni, di cui la storia è disseminata, dove realmente governavano dittatori odiati dal Popolo, nel giro di poco tempo la partita si è sempre chiusa a favore del popolo, ovviamente. Ma che motivazioni possono avere i siriani ad abbattere un governo che aveva portato benessere al loro Stato? La Siria era una potenza economica in ambito agricolo e con infrastrutture all’avanguardia rispetto agli stati vicini.

Per capire le possibili motivazioni di tanto accanimento contro la Siria, analizziamo il contesto in cui questa guerra interna avviene. La Siria confina con Israele, è il cuore del Medio Oriente e ha sempre espresso solidarietà e appoggio ai palestinesi. Ma c’è di più.

Il gas naturale è la seconda risorsa energetica del pianeta. Uno dei principali giacimenti esistenti al mondo si trova proprio in Medio Oriente e vede la Siria come passaggio obbligato per le esportazioni. La Russia lo sa bene tanto che nel 2017 saranno pronti due grossi gasdotti che attingeranno proprio da li le risorse naturali. E gli USA? Al momento sembrano fuori dai giochi ma proprio qua potrebbe trovare motivazione d’essere, la loro mai assopita velleità imperialista.

Il triangolo Siria, Libano e Israele è infatti un’area ricca di queste risorse ma solo con il controllo totale di essa si possono sfruttare appieno. Nel 2011 inoltre, l’Iran ha stretto convenzioni per il passaggio del gas in Iraq e Siria riuscendo ad avere cosi uno sbocco diretto sul mare. Iran, acerrimo nemico USA, unico Stato al mondo che non commercia il petrolio in dollari ricordo.

Ecco dunque come la Siria diventi un anello di congiunzione fondamentale senza al quale l’Iran si troverebbe isolato.

Tutti questi ragionamenti si concretizzano analizzando chi sono i più convinti contestatori di Assad: Israele, USA, Arabia Saudita, Turchia e Qatar. Tutti coloro che avrebbero solo che da perdere se Assad restasse dov’è e da guadagnarci se a Damasco vi fosse insediato un governo “amico”.

Queste tesi vengono confermate tra l’altro dal ritrovamento di armi in uso ai guerriglieri di fabbricazioni occidentale, importate in Siria dall’esterno.

Ora il quadro dovrebbe essere un po’ più chiaro.

Riassumendolo a grandi linee abbiamo:
-Uno stato siriano multi-religioso guidato da Assad che godeva di un relativo benessere economico e pace interna.
-Un gruppo di guerriglieri sunniti armati probabilmente dall’occidente e da alcuni stati vicini che trarrebbero vantaggi dalla caduta di Assad.
-La maggioranza della popolazione, tutti gli organi di stato e l’esercito che restano fedeli ad Assad.
-Motivazioni economiche e religiose alla base della guerra civile.
-Spiegato dunque perché la Russia difenda Assad (visti i gasdotti in fase di realizzazione) e perché il restante blocco occidentale voglia invece spodestarlo (sventolando talvolta lo spauracchio della distruzione di Israele…che intanto appoggia rivoltosi islamici).

Conclusioni

I fatti sopra citati danno una panoramica generale di quanto stia realmente accadendo in Siria. I media occidentali, servi di chi questa catastrofe umanitaria l’ha creata, continuano a mentire. Di sicuro per fare una guerra bisogna essere in due, quindi le colpe o responsabilità, specie quando ci vanno di mezzo civili innocenti, devono essere ripartite tra ambo le parti. Ma raccontare menzogne o mistificare la realtà certo non aiuterà a uscire da questa spirale di inaudita violenza.

Cosa ci si può aspettare? Difficile a dirsi: prevarrà lo spirito imperialista USA che ha avuto il sopravvento in Iraq e Afganistan? Non credo, perché se cosi fosse la terza guerra mondiale diverrebbe non solo un’ipotesi ma una realtà. Li vicino infatti vi è l’Iran che non si può dire in buoni rapporti con il blocco anti-Assad, pronto a intervenire qual’ora le cose precipitassero. L’esercito di Assad è poi molto più forte e organizzato rispetto a quello presente in Afganistan ad esempio. Un intervento armato significherebbe dunque guerra totale. Probabilmente ad Assad basterà resistere ancora per sfiancare i ribelli i quali se dovessero avere il sopravvento, grazie al solito tacito aiuto esterno, distruggerebbero non solo una civiltà storica ma anche la flebile pace fin’ora presente in quelle zone.

Giacomo Mirto
Xoventù Independentista

LINK per chi volesse appronfondire:

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=43728

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=43755

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=43761

www.frontediliberazionedaibanchieri.it/article-le-verita-nascoste-sulla-siria-108347710.html

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=43734

http://aurorasito.wordpress.com/2012/05/05/siria-la-guerra-per-il-gas/
http://it.paperblog.com/la-vera-storia-della-siria-1295331/

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=43748

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=43697

http://blog.ilgiornale.it/foa/2012/07/30/siria-non-chiamatela-rivoluzione/

 

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