Uomini e Nazioni non sono tutti uguali

Xoventù lo scorso weekend ha fatto tappa a Villach, all’ormai appuntamento fisso con la tradizionale festa dei popoli. Ogni anno è per me una boccata d’aria fresca andarci. Dopo 362 giorni di piattume vivere per 3 giorni in una Terra orgogliosa di essere quello che è, garantisce quel risanamento mentale e fisico necessario per poi riprendere la battaglia in casa propria.

Chi guarda con occhi critici i partecipanti alla festa, noterà subito una cosa: gli uomini, i Popoli e quindi le Nazioni non sono tutti uguali. La favola del “siamo tutti figli del mondo” è una balla colossale, creata ad hoc per renderci amebe, schiave della globalizzazione.

Con questo non voglio fare classifiche o discriminare gli uni rispetto agli altri, ma solo puntualizzare che le differenze esistono, eccome se esistono. Differenze dovute alla società in cui si cresce, alla scuola, alla famiglia e all’educazione ricevuta per lo più.

Vedere sfilare “bociasa” da 15 anni festanti, cantare canzoni tradizionali e danzare al ritmo di flauti e fisarmoniche fa sicuramente riflettere chi è abituato a vedere ragazzi che non pensano ad altro che andare in discoteca, mangiare dal McDonalds e fumarsi uno spinello.

Ma le differenze le si notano ancora di più la sera, quando inizia la festa e la birra sostituisce il rullo dei tamburi. Li a gruppi di ragazzi con abiti folk-tradizionali ungheresi, austriaci, lituani si scontrano orde di italiani, e veneti purtroppo, in grado solo di indossare magliette con scritte offensive già ubriachi dalle 3 del pomeriggio.
Per carità, le feste fanno parte da sempre della cultura popolare, ma l’uomo ha una dignità, una compostezza che purtroppo noi abbiamo dimenticato, mentre popoli distanti solo poche centinaia di chilometri hanno ben chiara.

Cosa fare dunque? Oggi l’uomo è un individualista per eccellenza che pensa solo a se stesso e al suo rendiconto. Serve dunque tornare a uno spirito comunitario della società, la quale deve essere interamente riformata. Partendo dalla scuola la quale non può, ma deve mostrare agli studenti chi sono plasmandoli con un’identità ben precisa. Non c’è “cazzata” peggiore che dire: “decideranno loro da grandi chi essere”.
Questa mentalità ci ha portati alla disgregazione sociale, economica e culturale che è sotto gli occhi di tutti. Gli unici popoli ad essersi salvati sono quelli apparentemente arroccati su se stessi, con un’identità chiara e forte, dalle tradizioni all’architettura delle case, ma che guarda caso hanno un’economia florida che gli permette di vivere sereni, con meno capannoni, più botteghe e la benzina a 1.10 euro al litro.

Credo che il Veneto possa benissimo rientrare tra questi purchè si inizi da subito la conversazione da colonia vile, paurosa e assuefatta dagli altri a Nazione orgogliosa, conscia di chi è e menefreghista nei confronti delle influenze esterne.

Giacomo Mirto
Xoventù Independentista

Un pensiero su “Uomini e Nazioni non sono tutti uguali

  1. in sto articoeo ghe xe alcuni errori de grammatica che un venexian non pol concepir.. no se dixe poe ma pol, no se pi ma più, el pi asseghio ai trevisani o da chie parti la..

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